Alberi

Così la neve al sol si disigilla;
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.
Dante, Par. XXXIII

L’albero, la materia: materia rugosa come il tronco, materia morbida e sinuosa: le foglie. In entrambi i casi potenziale sistema di segni, tracce, scorze. Costanza Ferrini nel suo approccio al tempo anti-cronologico degli alberi mette in scena liricamente un albero come scrittura poetica del tempo, almeno a livello di evento. La vita di un albero non è scandita da fatti, come quella umana, ma da solchi, anelli di sviluppo o vuoti che si aprono nel tronco.
Allo stesso tempo si sviluppano i sistemi di rami e foglie, reti in cui mappa e vita tendenzialmente coincidono, preconizzando i percorsi neurali dei mammiferi. Percorsi che però non sono riducibili a uno sguardo razionale e scientifico poiché, all’occhio umano, per prima cosa sono fonte di evocazione e meraviglia, diventando spontaneamente scrittura segnica. Una scrittura che si manifesta in forma poetica.
Le opere di Ferrini sono al tempo stesso particolari di disegno, avventura poetica e installazione strutturale. L’ultimo termine è particolarmente importante perché disegno e parola non descrivono né sono riducibili a un codice razionale linguistico, ma diventano evidenza di una cosmogonia che avviene costantemente sotto i nostri occhi. L’albero è un’efflorescenza di vita, emana da sé la propria esistenza: come la poesia dell’uomo è una specie di fonte immaginativa infinita che promana e si espande nel tutto.
Fabio Benincasa ©