Mappe pasoliniane
8 facies di 200 cm ciascuna, in 4 teli di cotone, 2 tele 400 x 40 cm, 2 tele 400 x 50 cm.
Carboncino, seppia, sanguigna, terra di Siena, terra di Siena bruciata, nero e matita acquerellabile turchese.
In un tavolino nel mezzo dello spazio espositivo sono posti i frammenti di Pasolini scelti e ri-scritti con la macchina da scrivere Olivetti Lettera 32. Durante l’inaugurazione/reading i poeti hanno preso i frammenti, e una volta letti li hanno poi riposti nuovamente sul tavolo.
Rileggo spesso le geografie dell’infanzia nordica di Pasolini. Luci, dettagli, della pagina scritta che diventa trasparente nel paesaggio e attraverso il suo corpo bambino modella il mondo. Questa cosmogonia s’incarna in scrittura nella luce di Roma.
Sulle tele resta traccia dei passaggi, come se questi frammenti siano colti nel riflesso del finestrino di un treno o nello spaesamento di un risveglio da un sonno nella canicola. Queste Mappe pasoliniane, non mostrano una rappresentazione del mondo per orientarsi, ciascuna indica solamente l’intero mondo da un solo punto che ho ingrandito sulla tela come in una lente. Alcune delle domande che continuo a pormi sull’origine e le distanze di una infanzia nordica, il senso della perdita e la nostalgia priva di un centro, hanno trovato nella pratica poetica pasoliniana un possibile modello di ricerca. (C.F.)
INSTALLAZIONE
L’installazione è composta da otto mappe ciascuna su due metri di lunghezza, di quattro tele di cotone lunghe quattro, ciascuna in una sorta di double face. Due tele, quattro metri per quaranta centimetri, le ho acquistate in un vecchio negozio del Ghetto vicino a Piazza Mattei, dove Pasolini aveva affittato una camera al suo arrivo a Roma e due tele quattro metri per cinquanta nella più antica merceria di Trieste.
TRASPARENZE
Su di una piccola tavola al centro dello spazio espositivo i frammenti di Pasolini, tratti da Operetta marina, La lunga strada di sabbia, Petrolio, e Le ceneri di Gramsci, riscritti con la Olivetti, Lettera 32, su fogli trasparenti.




