Tudo azul, azzurro, șini asmani

Tudo azul, è azzurro, șini asmani (2016) Costanza Ferrini

Supporti: iuta azzurra 240×160 cm, iuta nera 200×160 cm, 52 carte argentate di alluminio di differenti formati. Supporto sonoro in loop in cui una voce che chiama  moltissimi nomi curdi di ragazza. Corde iuta grezza dove vengono appese le due iute verticali.

Tecniche:gesso da sarti, carboncino, incisione e penna a biro, colori per stoffa.

Não sei, comigo vai tudo azul /Contigo vai tudo em paz /Vivemos na melhor cidade/Da América do Sul 
Caetano Veloso, Baby 1968

(Ora che tu sei con me  tudo azul, /con te va tutto in pace/ viviamo nella migliore città/ dell’america del sud.)

 L’espressione brasiliana  “Tudo azul“,  significa letteralmente “tutto è azzurro”, è equivalente a “tutto va bene”.

Per la dittatura (anni ’60-’80) si intendeva che tutto andava bene. Per la gente brasiliana era al tempo stesso ironico, azzurro, come affermava il potere, come nella canzone di  Caetano Veloso  e con un  senso di speranza, di liberazione dal nero giogo con l’azzurro, solo azul.

L’ azul, delicato come un’ala, copre  le ceneri delle diciannove ragazze bruciate vive a Mosul il 1 giugno 2016 dai miliziani di Daesh. Le ragazze morte tornano nel șini asmani. La parola in curdo sorani per azzurro, per blu del cielo.  L’azzurro si oppone al nero.

Sguardi che continuano ad abitare  nella luce senza stratificarsi dall’inizio del tempo. Luce è la memoria che nutre l’orizzonte, su cui convergono  tratti di volti e corpi, nostri e della terra.

In șini asmani colore di aria, acqua, luce, i tratti delle ragazze diventano parte della nostra memoria e i suoni dei loro nomi simbolici  sono qui per ricordarle: Zîlan, rinascita, Ardil, cuore che brucia  Revin volo, Sera angelo alato, Raperin, ribellione, Havin, estate, Hevi, speranza, Ȇznam cielo,  Niga, la vista, Rojda, sorgere del sole, Rojbin colei che porta il sole, Ashti pace, Jiyan, vita,  Helin, nido di uccelli, Perseng, scintilla, nome di una stella, Nupelda, germoglio,  Befrin pura come neve fresca, Adule, nome epico yazida, Avaşin acqua azzurra.

Alcune delle ragazze sequestrate sono riuscite a liberarsi vive, altre solo con il suicidio. Le fuggite vive cambiano il loro nome per sicurezza propria e dei familiari. Così tutte le ragazze hanno allo stesso tempo più nomi e nessuno.

Nella ripetizione della pletora di nomi  curdi di ragazza, la speranza è di nominare quelli delle ragazze imprigionate, in modo che siano presenti, e rispettare, nella singolarità del nome, la loro individualità, nel senso filosofico latino di “persona”.

L’installazione è composta di cinque parti:

2 tele di canapa una nera e una azzurra una di seguito all’altra sulla stessa corda di canapa grezza. Sulla iuta nera, la figura intera ha, nello stesso corpo, due opposti movimenti: raccoglimento e fierezza dell’incedere.  Al centro dei suoi capelli una ciocca azzurra.  Una donna ripiegata su se stessa, con la testa reclinata sulle ginocchia abbracciate dalle mani con i capelli che coprono la figura.  Una donna vista da dietro che incede fiera con lunghi capelli che coprono la schiena. Accanto al disegno per una parte sulla tela e poi continua a arrotolarsi per terra un lunghissimo nastro di lino con su scritti nomi di ragazza curdi e yazidi, che vengono chiamati in una registrazione  sonora in loop accanto.

Sulla tela azzurra è disegnata una donna che danza. alla mano inferiore è attaccato un fino nastro di lino con i 19 nomi simbolicamente scelti indicati più sopra, che si srotola ai piedi della figura. sopra al corpo della figura danzante sono attaccati in modo da poter essere staccate 52 carte argentate, ciascuna con un segno azzurro per segnare l’appartenenza alla tela e seguendo il quale vengono disposte.  In  19 di esse c’è un ovale vuoto, che riflette come acqua, come specchio. Gli sguardi delle ragazze dal verso si irradiano attraverso la luce e incontrano nel recto i nostri volti di noi donne, bambine, ragazze.  Le rimanenti  33 carte sono parti di un corpo di donna. Sono poste una accanto all’altra sulla iuta azzurra, non seguendo una disposizione anatomica ma il segno azzurro, per disporsi  e per ricordare il colore della tela alla quale appartiene. Bisogna dire che ciascuna di queste parti fissa chi la guarda, e non è guardata.

Questa installazione è stata pensata e già sperimentata per la piazza. ogni donna, bambina che passava poteva prendere uno di quei volti con sé e reincontrare lì nella luce, lo sguardo delle ragazze. la luce infatti è memoria di sguardi. la luce riflessa negli sguardi delle donne e delle bambine sulle carte argentate che hanno partecipato e l’azzurro per continuare a coltivare la memoria.

L’installazione  per piazza o giardino pubblico necessita di tutte e tutti coloro che potranno fermarsi, ascoltare, specchiare il proprio volto nella luce di altri sguardi. Raggiunge la compiutezza solo grazie all’apporto di tutte e tutti.

Foto e video Rosi Giua